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BUONA NAVIGAZIONE..

ANTONIO FORTUNATO da TERMOLI
Nel crogiuolo delle etnie stanziate a Termoli, devo molto alla razza Sbarajhe, verso la quale mi considero mezzosangue; Sbarajhe contraddistingue il grumo che si distaccò dalla tribù atavica allocata nel Prutio.
In gergo razza equivale a gente impavida al destino; per la cronistoria la denominazione razza e il soprannome Sbarajhe sono coincidenti nella immediatezza del significato.
Antonio Fortunato è l’emblema di questo ceppo nel cognome, nel modo di rapportarsi verso la città di cui siamo yankee.
Maestro di vita, ricercatore, viviseziona l’essenzialità.
Ho pedinato l’artista insigne a sgrezzare la parte nobile delle viuzze, da ove si affacciano donne che odorano di mare; la veracità riflessa negli occhi della gente, ho riscontrato nelle pitture ad abbellire le vetrine di Termoli.
Abbiamo varcato destini e storie generazionali in cerca di identità. Oggi siamo termolesi piantati nella banchina del porto, a salmodiare i santi protettori alle processioni, nelle chiese adorne di capitelli, sotto i gerani dei balconi; negli ingorghi e nel litigio delle femmine, dove ci meniamo o ci esaltiamo.
Dioscuri abbiamo rincorso le notti a carpire miti vaginali, attingere odori dai sensi che sconvolgono.
Inebriato dalla luce, al buio, dentro i meandri è profeta la parola; mi empiono le elucubrazioni del miserabile a me prossimo; della prostituta a me diletta; del maestro che mi è fratello.
Ho percepito l’anima duttile della città aprirsi alle quattro vie del mercato. Tergiversavo con la gente, in realtà mi istruivano le scelte del maestro sui banchi ingombri di roba di Dio. Ho visto le mani dei pesciaioli affondare negli scampi; trattenere ingorde la pescatrice, striate seppie e gli occhialini.
In cotesta vucciria il volto mediterraneo del maestro ci sopravanza; voci lo assaltano di amici adulanti; ed egli li agguanta nell’abbraccio; temo compri il mercato; temo lo trangugi l’infinità di esseri di cui è parte.
Ripasso nella mente la conchiglia della spiaggia, depositata candida nella sua tela; indistinti nella burrasca i cavalloni con la spuma alle froge e spruzzi altissimi tra selvaggi zoccoli.
Ho indagato l’humus per superare la mia inadeguatezza; ho scandagliato la profondità dell’arte per raggiungere il significato del soggetto.
Ora leggo bagliori tra le nuvole; barche che solcano abissi; una grande umanità che accoglie chi è solo. Leggo questo messaggio nelle tele del maestro Antonio Fortunato da Termoli.
Antonio Olivastro