LE MILLE MERAVIGLIE DI GUGLIONESI

 

Due emblemi slanciavano Guglionesi sui comuni circostanti: il Serbatoio e il Campanile della Chiesa di Santa Maria Maggiore. Non c’era bisogno di fotografie, Guglionesi era riconoscibile perché svettava per quei due emblemi esoterici: il suo serbatoio, quando nessuno aveva l’acqua; e quella cuspide dentro cui si inerpicavano i giovani a scampanare nelle grandi ricorrenze. Oscillando con cupi brontolii, il campanone di Sant’Adamo minacciava di sradicare la chiesa  alla notte di Resurrezione; la campana di Santa Maria conciliava le famiglie a mezzogiorno; e poi gli squilli delle altre. Appartata, guardata con eterno  sospetto la campana dei morti.

Il serbatoio servì a tirare l’acqua dal fiume. A quell’epoca le masserie brulicavano di persone e animali. Ogni giorno mandrie di mucche, sforate le tamerici, si accalcavano sui sassi gorgoglianti. I pastori d’Abruzzo  calavano le greggi per il tratturo; le greggi  guadavano il fiume.  Giara in testa,  ogni mattina le donne trotterellavano a prendere l’acqua fuori del paese. S’avea necessità di satollare i figli, battevano  i panni,   li stendevano sulle piante di malva e ortica, mentre emettevano risate più sgargianti de’ fiori selvatici intorno a Fonte Nuova. E’ naturale che la pronuncia nel dialetto guglionesano suoni tutta un’altra musicalità.

Sceso tumultuoso da Boiano, il Biferno conferiva frenesia alla vita, fino a che  s’immetteva nei boschi della pianura; pulita voluttuosa l’acqua si dava al mare.

Addio Acqua e addio Biferno, che quest’altra storia va narrata con le lacrime agli occhi.

Non c’è in Contrada Molise paese più degno da esaltare. Il cielo negli alberi, intorno abissi.  Guglionesi si respira nel profondo degli organi.

Dio ha dato ai guglionesani Castellara, e gli ha detto: poi mi raccontate come lo gestite. E i guglionesani, contenti, per annunciare agli italiani agli americani che loro possedevano una stilla di Dio, abbarbicano al vecchio serbatoio strumenti apocalittici di telefonia mobile.

Ho percorso a piedi mille meraviglie: i vichi, le ruve, il Portello superbo, le chiese, le piazze, i bassi e il muraglione che fuoriesce come una costola dell’anno Mille. Guglionesi da adorare.

Ti sei venduta a una manciata di lenticchie. Le antenne gravano ora col loro ronzio mortale sopra le case, sopra il Municipio, sopra la scuola dei bimbi. Guglionesi da deprecare!

ANTONIO OLIVASTRO